martedì 19 aprile 2011

Hasta pronto Ecuador!

Rieccoci qua amici...scrivendovi per l'ultima volta dall'ecuador!
Raccontare questa esperienza richiederebbe settimane ed esprimere l'emozione che sentiamo in questo momento sarebbe osare troppo!
Lasciamo segni della nostra permanenza nei sorrisi dei nostri bambini e delle persone straordinarie che ci hanno accompagnato per questi mesi...e ci portiamo una valigia strabordante di ricordi ed insegnamenti..
Questo non è un addio, questo è un HASTA PRONTO! hasta pronto perchè quando uno si appassiona diventa ostinato!
Vi lasciamo con una riflessione che è diventata la nostra bibbia!

"El mundo necesita gente que deje de dormir por complir sus suenos,
gente que con su vida haga historia,
que cuestione lo establecido
que piense que nada esta escrito,
gente obsesiva, apasionada, arriesgada.
gente que no espera a ser grande para hacer lo que quiere,
sino que haciendo lo que quiere llega a ser grande."

"Il mondo ha bisogno di gente que smetta di dormire per compiere i propri sogni,
gente que con la propria vita faccia storia,
che metta in dubbio ciò che è stabilito,
che pensi che niente sia scritto,
gente ossessionata, appassionata, che si arrischia.
gente che non aspetta di essere grande per fare ciò che vuole,
ma facendo ciò che vuole diventa grande."

IL MONDO HA BISOGNO DI GENTE CHE AMA CIO' CHE FA!!!


martedì 29 marzo 2011

Somos todos de la calle!

Carissimi,
Eccoci qua di nuovo per rendervi partecipe ad una nostra iniziativa, volta a diffondere i risultati del progetto che stiamo svolgendo.
Venerdi scorso abbiamo organizzato una mostra fotografica ed un'opera teatrale con i ragazzi con cui lavoriamo. Il tema dell'evento era il lavoro minorile, così come ci si è presentato a noi in questi mesi.
La nostra idea era trasmettere le nostre emozioni ed esprimere quello che abbiamo appreso.
All'evento ha collaborato anche un artista di quito, il quale ha presentato quadri sullo stesso tema.
I soggetti delle fotografie, dei cuadri e gli attori dello spettacolo sono stati i nostri ragazzi che, dobbiamo proprio dirlo, hanno realizzato un lavoro meraviglioso. L'energia e la positività non sono certo mancate. I lavori di allestimento e le prove si sono svolte in un clima molto piacevole, anche se i ragazzi erano lontani dall'immaginare che il loro lavoro sarebbe stato apprezzato da così tanta gente.
Alle 4 del pomeriggio, infatti, la mostra è stata aperta al pubblico. Man mano che le persone affluivano, venivano accolte dai ragazzi, indaffarati nel servire loro le tartine e le bevande preparate e a far da guida alla mostra. Le spiegazioni erano davvero molto "professionali":
"Questo sono io! E questi sono i piedi di Javier!"
Nonostante l'emozione, lo spettacolo è riuscito meglio delle nostre aspettative. Il pubblico si è divertito e si è emozionato...con anche qualche lacrima. I bimbi hanno cantato, hanno recitato, hanno scherzato e hanno passato un giorno diverso che siamo certe ricorderanno a lungo.
Grazie ragazzi!!!







domenica 13 marzo 2011

Bolle di sapone!

Ciao carissimi!
Eccoci qua di nuovo, pronte per raccontarvi un'altra delle nostre esperienze che ci ha entusiasmate un bel po'...Sabato siamo state a visitare una cooperativa di donne che si occupano di agricoltura biologica. La cooperativa è denominata "Pachamama", ossia "madre terra", è situata al nord di Quito ed è composta da una decina di donne. Queste donne, dallo sguardo dolce e le braccia forti, sono coloro che "mandano avanti la baracca": seminano, potano e raccolgono i meravigliosi prodotti della terra.
La coopertiva nacque con lo scopo di lavorare per la promozione sociale della donna, un argomento che in un paese machista come l'Ecuador desta non poche perplessità. Con la vendita dei prodotti riescono a garantirsi uno stipendio, anche se con molti sacrifici. In effetti i costi che l'agricoltura biologica comporta sono piuttosto elevati e nettamente superiori al tipo di agricoltura non sostenibile. Nonostante questo la cooperativa si ingenia, crea sempre nuovi prodotti (come le marmellate o la pasta fatta in casa) per poter essere autosostenibile.
E' per questo motivo che quando le abbiamo proposto di fare un "taller" per la produzione di sapone artigianale loro si sono dimostrate molto interessate. Detto e fatto.
Sabato, 12 marzo, noi e un gruppo di donne interessate all'attività ci siamo dirette piene di entusiasmo alla cooperativa. Li c'erano una decina di donne ad attenderci, altrettanto entusiaste di imparare.
Preparare il sapone artigianale non presenta particolari difficoltà e un costo irrisorio. Infatti per la sua preparazione solamente si necessitano acqua, olio da cucina riciclato e soda caustica.
Per quanto riguarda il primo elemento, non pensiamo che necessiti ulteriori spiegazioni. Il secondo elemento, cioè l'olio è la parte più interessante, in quanto permette di riciclare un prodotto molto dannoso se gettato nell'ambiente. Il terzo elemento, la soda caustica, è l'unico elemento che comporta un costo (circa 1$).
Iniziamo la preparazione, con un po' di timore, visto che noi, le "tecniche del sapone" eravamo alle prime armi quanto le "studentesse". Aggiungiamo la soda all'acqua e in seguito l'olio e iniziamo a mescolare...


Misurazione degli elementi

Soda caustica in arrivo!!!



























E dopo due ore di chiacchere, mentre il composto viene mescolato a turno da tutti i partecipanti...





















Ecco il risultato!


Versando il prodotto negli stampini



Il team a fine lavori
















Per vedere il prodotto finale dovremmo aspettare minimo 3 settimane...speriam bene!

Un abbraccio,
Linda e Ralu.

Raluca, Linda e Lupe, la responsabile di Pachamama

mercoledì 9 marzo 2011

Invasione nel verde!


Guardate bene questa foto...provate a indovinare cos'è l'oggetto misterioso che serpeggia in mezzo al prato. E' ovvio che è un tubo, ma la domanda è : che cosa trasporta questo tubo? Acqua? No, no...la risposta esatta è PETROLIO! L'impatto visivo sciocca, vero? E vi assicuro che vederlo dal vivo è ancora più impressionante.
Questo è uno dei tantissimi oleodotti disseminati sul territorio ecuatoriano che "succhia" linfa dalla zona amazzonica e la trasporta fino all'estremità nord del paese, dove avviene il processo di raffinazione del petrolio. Chi realizza questo lavoro è la Petroecuador, l'impresa petrolifera statale dell'Ecuador.
L'Ecuador è un paese che soffre moltissimo il peso di essere un paese ricco di petrolio. Le industrie petrolifere invadono sempre di più quello che è il polmone verde del mondo, ossia la Foresta Amazzonica, dove vi si trovano i giacimenti di petrolio. Immaginate cosa implichi a livello ambientale la creazione di impianti di estrazione del petrolio. Ma l'ambiente non è l'unico a soffrire di questa invasione. Le comunità indigene, che tuttora popolano la selva ecuatoriana si vedono constrette ad abbandonare la terra che hanno popolato da secoli, in assoluto rispetto della natura! Aree immense, fino a poco tempo fa incontaminate dall'abusivismo umano diventano vittime di questo processo macabro!
Sempre più ci si rende conto dell'importanza di utilizzare fonti alternative di energia, che non è che bisogna ingeniarsi per scoprire, perchè a questo ci abbiamo già pensato molti anni fa. L'unico fenomeno che potrebbe salvare questa terra che popoliamo e che distruggiamo a piccoli passi sicuri sarebbe una vera rivoluzione verde! E dico verde, come la madre natura che ci tiene ancora in vita, e non nera, come il veleno imprigionato negli oleodotti!
E' difficile parlare di questi argomenti con i modi distaccati di un giornalista, senza alterazioni di umore. Ma io non sono un giornalista, sono solo un'osservatrice che ha il dovere morale di denunciare e di reagire di fronte a chi vuole scrivere la storia dell'umanità con il sangue della natura che mi regge in piedi!
Raluca.

Omaggio a te, Amazzonia!

martedì 15 febbraio 2011

Il cuore nero dell'Ecuador

Carissimi,
Lo scopo di questo articolo è di condividere con voi un aspetto dell'Ecuador molto affascinante e poco noto, ossia la popolazione nera ecuatoriana.
Nella punta nord-ovest del paese, al confine con la Colombia, si trova la regione di Esmeraldas, la cosiddetta "terra dei neri". La storia narra che un nave che trasportava schiavi dall'africa è sbarcata in questa regione, dando vita a una comunità nota come la comunità afroecuatoriana, un meltingpot di cultura afro e latina.
Noi abbiamo visitato la regione varie volte, toccando centri come Esmeraldas (capoluogo), Atacames, Mompiche e San Lorenzo.
Il viaggio verso questa regione è alquanto suggestivo: si scende dalle ande per poì addentrarsi in una terra di verdi colline ricoperte di banani, palme e mangrovie. Questa è la regione più povera di tutto l'Ecuador e lo si può notare dai villaggi che si incontrano lungo il cammino, agglomerati di palafitte e di bimbi dai piedini scalzi.




La settimana passata siamo state a San Lorenzo per visitare il centro della fondazione per cui lavoriamo, la Casa Don Bosco. La popolazione beneficiaria del centro non è costituita, come a Quito, da bambini lavoratori. In quest'area, anche per la vicinanza con il confine colombiano e quindi con la "guerrilla", il problema sociale più diffuso è il reclutamento dei ragazzi da parte delle bande criminali organizzate,alimentato anche dall'altissimo tasso di disoccupazione. Il centro quindi si propone di assistere ed accompagnare i ragazzi a rischio durante il loro percorso educativo. Il lavoro degli educatori è un lavoro duro, dovuto soprattutto alle limitate risorse economiche. Il problema principale è che il centro non è dotato di acqua. Manca un impianto idraulico e la poca acqua che arriva alla città giunge ogni due giorni in container. La maggior parte della popolazione si bagna e lava i panni nel fiume che attraversa la città e che di conseguenza i livelli igienici sono molto bassi.
Nonostante le condizioni precarie in cui vivono i ragazzi, la loro accoglienza nei nostri confronti non poteva essere migliore. Siamo capitate nel mezzo delle colonie vacazionali, dove vi partecipavano un centinaio di bambini, dai 5 ai 18 anni. Ci hanno coinvolte nei loro giochi e balli, ci hanno fatto provare frutti esotici, ci hanno scritto letterine ma soprattutto ci hanno fatto sentire un calore straordinario (i 35 gradi centigradi hanno sicuramente contribuito al processo) ;)
raluca scatenata al ritmo della marimba

linda cercando di capire a che gioco stavano giocando


Ora vi lasciamo con alcune immagini che non hanno bisogno di didascalie...buona visione!!!

















giovedì 10 febbraio 2011

Attività di riciclaggio della carta

Ciao amici lettori!

Lo scopo di questo articolo è di raccontarvi di una iniziativa che ci ha entusiasmato molto.
Lunedì 7 febbraio, con l'aiuto di Guillaume, un amico francese con esperienza di lavoro con bambini, abbiamo organizzato un'attività di riciclaggio della carta. I destinatari di questa attività sono stati i ragazzi di Mi Caleta, il centro dove lavoriamo.
La tecnica che abbiamo seguito per la realizzazione di questo "laboratorio" è alquanto semplice. Si inizia con la raccolta della carta utilizzata e di giornali vecchi, che altrimenti andrebbero nell' immmondizia, assieme agli altri rifiuti. Dopodichè, grazie all'aiuto dei ragazzi, abbiamo sminuzzato la carta in pezzetini piccoli, abbiamo ricoperto il tutto con acqua e lasciato dissolversi durante due giorni.


E finalmente è arrivato il giorno in cui abbiamo potuto rispondere alla domanda dei bambini : " Ma cosa ci facciamo con questi pezzi di carta?" Abbiamo iniziato spiegando loro da dove proviene e come si crea la carta. In seguito, muniti di una cornice di legno sulla quale abbiamo attaccato una tela fina, abbiamo ricomposto i pezzettini di carta, fino a ricreare un nuovo foglio.


Una volta ricoperta la tela di carta abbiamo premuto lievemente con la mano per far scendere l'acqua in eccedenza, dopodichè abbiamo staccato con delicatezza il foglio e lasciato asciugare per qualche giorno in un luogo asciutto e protetto.



Ogni bambino ha realizzato il suo proprio foglio e ora stanno aspettando con ansia il prodotto finito. Lo scopo di questa attività era mostrare ai ragazzi che ci sono metodi alternativi per utilizzare ciò che viene comunemente chiamato spazzatura. Loro si sono divertiti, hanno imparato molto, ci hanno riempite di domande e curiosità e noi siamo rimaste molto soddisfatte.




Un bacione,
Raluca e Linda.

domenica 28 novembre 2010

Lavorando con e per i bambini...

E ora, dopo quasi due mesi di permanenza in territorio ecuatoriano, è giunta l'ora di parlarvi un po' del nostro lavoro di volontariato.
Il progetto in cui siamo state inserite supporta i bambini lavoratori della capitale. Si tratta di una consistente fascia della popolazione che per necessità economiche è costretta a passare la maggior parte della giornata nella strada. Molto spesso i bambini provengono da situazioni familiari ad alto rischio, dominate da violenze, abusi  e abbandono. Per questo motivo l’obiettivo principale è l’eliminazione dei fattori di rischio nell’ottica di un reinserimento familiare. Lo strumento individuato per raggiungere questo obiettivo è l’educazione.
Il nostro lavoro consiste nell’accompagnare i ragazzi in questo percorso: li sosteniamo nell’ attività scolastica cercando di motivarli a migliorare il loro rendimento, giochiamo o semplicemente condividiamo la quotidianità con loro. Più è il tempo passato nel centro, meno sarà il tempo passato in strada.
L’approccio con i ragazzi non è stato inizialmente facile. La strada crea un unico modo di rapportarsi con gli altri: la violenza. Inoltre il background di abusi e maltratti che ha segnato la vita di questi bambini crea in loro una profonda diffidenza verso il mondo adulto e verso loro stessi. Rompere questo muro costa impegno, costanza e sicuramente tanta energia, ma ciò che ci motiva è la consapevolezza che al di là di questo muro si trova un bambino con le stesse necessità e gli stessi diritti di tutti: il diritto a una casa e ad una famiglia, il diritto di giocare e il diritto di essere felici.

Affrontare un'altra realtà significa anche essere disposti a modificare i propri parametri di giudizio. Il bambino con cui dobbiamo confrontarci ogni giorno è, in realtà,  per molti aspetti un piccolo adulto con un grado di responsabilizzazione molto più alto rispetto a ciò a cui siamo abituate nel nostro paese. Questa precoce crescita rischia di togliergli la possibilità di vivere appieno la propria infanzia.
La familiarità  con questa realtà ci ha permesso di capire la complessità delle azioni da svolgere per intervenire in maniera efficace sulla vita dei bambini e delle loro famiglie. Molteplici sono gli attori che devono essere coinvolti: personale specializzato (psicologi, assistenti sociali, educatori), ma anche le autorità locali e le istituzioni educative e sanitarie.
Questi sono gli aspetti che finora riteniamo più rilevanti di questi primi mesi di volontariato. Siamo certe che molte ancora sono le cose da scoprire, da imparare e da sfruttare.


Concludiamo con una frase di una semplicità apparente ma di una profondità sconcertante.
Il bene che facciamo non ce lo toglie nessuno” (padre Ivano Zanovello, fondatore del Proyecto Salesiano in Ecuador)