Carissimi,
Eccoci qua di nuovo per rendervi partecipe ad una nostra iniziativa, volta a diffondere i risultati del progetto che stiamo svolgendo.
Venerdi scorso abbiamo organizzato una mostra fotografica ed un'opera teatrale con i ragazzi con cui lavoriamo. Il tema dell'evento era il lavoro minorile, così come ci si è presentato a noi in questi mesi.
La nostra idea era trasmettere le nostre emozioni ed esprimere quello che abbiamo appreso.
All'evento ha collaborato anche un artista di quito, il quale ha presentato quadri sullo stesso tema.
I soggetti delle fotografie, dei cuadri e gli attori dello spettacolo sono stati i nostri ragazzi che, dobbiamo proprio dirlo, hanno realizzato un lavoro meraviglioso. L'energia e la positività non sono certo mancate. I lavori di allestimento e le prove si sono svolte in un clima molto piacevole, anche se i ragazzi erano lontani dall'immaginare che il loro lavoro sarebbe stato apprezzato da così tanta gente.
Alle 4 del pomeriggio, infatti, la mostra è stata aperta al pubblico. Man mano che le persone affluivano, venivano accolte dai ragazzi, indaffarati nel servire loro le tartine e le bevande preparate e a far da guida alla mostra. Le spiegazioni erano davvero molto "professionali":
"Questo sono io! E questi sono i piedi di Javier!"
Nonostante l'emozione, lo spettacolo è riuscito meglio delle nostre aspettative. Il pubblico si è divertito e si è emozionato...con anche qualche lacrima. I bimbi hanno cantato, hanno recitato, hanno scherzato e hanno passato un giorno diverso che siamo certe ricorderanno a lungo.
Grazie ragazzi!!!
Siamo Raluca e Linda, due volontarie appena approdate a Quito, Ecuador. Fortuna ha voluto che un afoso giorno di luglio, mentre navigavamo nei mari eterei di internet, ci imbattessimo in un bando dello SVE, elaborato dall'associazione UJAMAA PER LA PACE. Il bando prevedeva l'inserimento di due volontari in un progetto educativo rivolto a ragazzi di strada.L'application è stata fatta ed eccoci qua,ad alta quota,con tanta voglia di trarre il massimo da questa esperienza.
martedì 29 marzo 2011
domenica 13 marzo 2011
Bolle di sapone!
Ciao carissimi!
Eccoci qua di nuovo, pronte per raccontarvi un'altra delle nostre esperienze che ci ha entusiasmate un bel po'...Sabato siamo state a visitare una cooperativa di donne che si occupano di agricoltura biologica. La cooperativa è denominata "Pachamama", ossia "madre terra", è situata al nord di Quito ed è composta da una decina di donne. Queste donne, dallo sguardo dolce e le braccia forti, sono coloro che "mandano avanti la baracca": seminano, potano e raccolgono i meravigliosi prodotti della terra.
La coopertiva nacque con lo scopo di lavorare per la promozione sociale della donna, un argomento che in un paese machista come l'Ecuador desta non poche perplessità. Con la vendita dei prodotti riescono a garantirsi uno stipendio, anche se con molti sacrifici. In effetti i costi che l'agricoltura biologica comporta sono piuttosto elevati e nettamente superiori al tipo di agricoltura non sostenibile. Nonostante questo la cooperativa si ingenia, crea sempre nuovi prodotti (come le marmellate o la pasta fatta in casa) per poter essere autosostenibile.
E' per questo motivo che quando le abbiamo proposto di fare un "taller" per la produzione di sapone artigianale loro si sono dimostrate molto interessate. Detto e fatto.
Sabato, 12 marzo, noi e un gruppo di donne interessate all'attività ci siamo dirette piene di entusiasmo alla cooperativa. Li c'erano una decina di donne ad attenderci, altrettanto entusiaste di imparare.
Preparare il sapone artigianale non presenta particolari difficoltà e un costo irrisorio. Infatti per la sua preparazione solamente si necessitano acqua, olio da cucina riciclato e soda caustica.
Per quanto riguarda il primo elemento, non pensiamo che necessiti ulteriori spiegazioni. Il secondo elemento, cioè l'olio è la parte più interessante, in quanto permette di riciclare un prodotto molto dannoso se gettato nell'ambiente. Il terzo elemento, la soda caustica, è l'unico elemento che comporta un costo (circa 1$).
Iniziamo la preparazione, con un po' di timore, visto che noi, le "tecniche del sapone" eravamo alle prime armi quanto le "studentesse". Aggiungiamo la soda all'acqua e in seguito l'olio e iniziamo a mescolare...
E dopo due ore di chiacchere, mentre il composto viene mescolato a turno da tutti i partecipanti...
Ecco il risultato!
Per vedere il prodotto finale dovremmo aspettare minimo 3 settimane...speriam bene!
Un abbraccio,
Linda e Ralu.
Eccoci qua di nuovo, pronte per raccontarvi un'altra delle nostre esperienze che ci ha entusiasmate un bel po'...Sabato siamo state a visitare una cooperativa di donne che si occupano di agricoltura biologica. La cooperativa è denominata "Pachamama", ossia "madre terra", è situata al nord di Quito ed è composta da una decina di donne. Queste donne, dallo sguardo dolce e le braccia forti, sono coloro che "mandano avanti la baracca": seminano, potano e raccolgono i meravigliosi prodotti della terra.
La coopertiva nacque con lo scopo di lavorare per la promozione sociale della donna, un argomento che in un paese machista come l'Ecuador desta non poche perplessità. Con la vendita dei prodotti riescono a garantirsi uno stipendio, anche se con molti sacrifici. In effetti i costi che l'agricoltura biologica comporta sono piuttosto elevati e nettamente superiori al tipo di agricoltura non sostenibile. Nonostante questo la cooperativa si ingenia, crea sempre nuovi prodotti (come le marmellate o la pasta fatta in casa) per poter essere autosostenibile.
E' per questo motivo che quando le abbiamo proposto di fare un "taller" per la produzione di sapone artigianale loro si sono dimostrate molto interessate. Detto e fatto.
Sabato, 12 marzo, noi e un gruppo di donne interessate all'attività ci siamo dirette piene di entusiasmo alla cooperativa. Li c'erano una decina di donne ad attenderci, altrettanto entusiaste di imparare.
Preparare il sapone artigianale non presenta particolari difficoltà e un costo irrisorio. Infatti per la sua preparazione solamente si necessitano acqua, olio da cucina riciclato e soda caustica.
Per quanto riguarda il primo elemento, non pensiamo che necessiti ulteriori spiegazioni. Il secondo elemento, cioè l'olio è la parte più interessante, in quanto permette di riciclare un prodotto molto dannoso se gettato nell'ambiente. Il terzo elemento, la soda caustica, è l'unico elemento che comporta un costo (circa 1$).
Iniziamo la preparazione, con un po' di timore, visto che noi, le "tecniche del sapone" eravamo alle prime armi quanto le "studentesse". Aggiungiamo la soda all'acqua e in seguito l'olio e iniziamo a mescolare...
| Misurazione degli elementi |
| Soda caustica in arrivo!!! |
E dopo due ore di chiacchere, mentre il composto viene mescolato a turno da tutti i partecipanti...
Ecco il risultato!
| Versando il prodotto negli stampini |
| Il team a fine lavori |
Per vedere il prodotto finale dovremmo aspettare minimo 3 settimane...speriam bene!
Un abbraccio,
Linda e Ralu.
| Raluca, Linda e Lupe, la responsabile di Pachamama |
mercoledì 9 marzo 2011
Invasione nel verde!
Guardate bene questa foto...provate a indovinare cos'è l'oggetto misterioso che serpeggia in mezzo al prato. E' ovvio che è un tubo, ma la domanda è : che cosa trasporta questo tubo? Acqua? No, no...la risposta esatta è PETROLIO! L'impatto visivo sciocca, vero? E vi assicuro che vederlo dal vivo è ancora più impressionante.
Questo è uno dei tantissimi oleodotti disseminati sul territorio ecuatoriano che "succhia" linfa dalla zona amazzonica e la trasporta fino all'estremità nord del paese, dove avviene il processo di raffinazione del petrolio. Chi realizza questo lavoro è la Petroecuador, l'impresa petrolifera statale dell'Ecuador.
L'Ecuador è un paese che soffre moltissimo il peso di essere un paese ricco di petrolio. Le industrie petrolifere invadono sempre di più quello che è il polmone verde del mondo, ossia la Foresta Amazzonica, dove vi si trovano i giacimenti di petrolio. Immaginate cosa implichi a livello ambientale la creazione di impianti di estrazione del petrolio. Ma l'ambiente non è l'unico a soffrire di questa invasione. Le comunità indigene, che tuttora popolano la selva ecuatoriana si vedono constrette ad abbandonare la terra che hanno popolato da secoli, in assoluto rispetto della natura! Aree immense, fino a poco tempo fa incontaminate dall'abusivismo umano diventano vittime di questo processo macabro!
Sempre più ci si rende conto dell'importanza di utilizzare fonti alternative di energia, che non è che bisogna ingeniarsi per scoprire, perchè a questo ci abbiamo già pensato molti anni fa. L'unico fenomeno che potrebbe salvare questa terra che popoliamo e che distruggiamo a piccoli passi sicuri sarebbe una vera rivoluzione verde! E dico verde, come la madre natura che ci tiene ancora in vita, e non nera, come il veleno imprigionato negli oleodotti!
E' difficile parlare di questi argomenti con i modi distaccati di un giornalista, senza alterazioni di umore. Ma io non sono un giornalista, sono solo un'osservatrice che ha il dovere morale di denunciare e di reagire di fronte a chi vuole scrivere la storia dell'umanità con il sangue della natura che mi regge in piedi!
Raluca.
Omaggio a te, Amazzonia!
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