E ora, dopo quasi due mesi di permanenza in territorio ecuatoriano, è giunta l'ora di parlarvi un po' del nostro lavoro di volontariato.
Il nostro lavoro consiste nell’accompagnare i ragazzi in questo percorso: li sosteniamo nell’ attività scolastica cercando di motivarli a migliorare il loro rendimento, giochiamo o semplicemente condividiamo la quotidianità con loro. Più è il tempo passato nel centro, meno sarà il tempo passato in strada.
L’approccio con i ragazzi non è stato inizialmente facile. La strada crea un unico modo di rapportarsi con gli altri: la violenza. Inoltre il background di abusi e maltratti che ha segnato la vita di questi bambini crea in loro una profonda diffidenza verso il mondo adulto e verso loro stessi. Rompere questo muro costa impegno, costanza e sicuramente tanta energia, ma ciò che ci motiva è la consapevolezza che al di là di questo muro si trova un bambino con le stesse necessità e gli stessi diritti di tutti: il diritto a una casa e ad una famiglia, il diritto di giocare e il diritto di essere felici.
Affrontare un'altra realtà significa anche essere disposti a modificare i propri parametri di giudizio. Il bambino con cui dobbiamo confrontarci ogni giorno è, in realtà, per molti aspetti un piccolo adulto con un grado di responsabilizzazione molto più alto rispetto a ciò a cui siamo abituate nel nostro paese. Questa precoce crescita rischia di togliergli la possibilità di vivere appieno la propria infanzia.
La familiarità con questa realtà ci ha permesso di capire la complessità delle azioni da svolgere per intervenire in maniera efficace sulla vita dei bambini e delle loro famiglie. Molteplici sono gli attori che devono essere coinvolti: personale specializzato (psicologi, assistenti sociali, educatori), ma anche le autorità locali e le istituzioni educative e sanitarie.
Questi sono gli aspetti che finora riteniamo più rilevanti di questi primi mesi di volontariato. Siamo certe che molte ancora sono le cose da scoprire, da imparare e da sfruttare.
Concludiamo con una frase di una semplicità apparente ma di una profondità sconcertante.
“Il bene che facciamo non ce lo toglie nessuno” (padre Ivano Zanovello, fondatore del Proyecto Salesiano in Ecuador)